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Torna a Milano Don Chisciotte di Corrado d’Elia 

Dal 20/10/2026 al 01/11/2026
Teatro Litta - corso Magenta 24, Milano

progetto e regia Corrado d'Elia
da Miguel de Cervantes
con Corrado d'Elia
scenografia Chiara Salvucci e Francesca Marsella
Produzione Compagnia Corrado d'Elia

Torna in scena a Milano dal 20 ottobre al 1 novembre lo spettacolo Don Chisciotte, uno degli “inni poetici” di Corrado d’Elia più amati dal pubblico. Una cavalcata poetica, un inno alla vita, per avvicinarci allo spirito del più celebre dei sognatori.

Dopo la collaborazione con Jovanotti, che qualche anno fa ha aperto i concerti del suo tour con il testo di Corrado d’Elia narrato dalla voce di Miguel Bosè, Don Chisciotte torna a incontrare il pubblico: una dedica ai sognatori, a quanti, in un tempo così pragmatico, disincantato, pratico e privo di slanci come il nostro, ancora hanno il desiderio e la forza di sognare e talvolta di perdersi. Corrado d'Elia ci accompagnerà ancora una volta nelle pagine del capolavoro di Cervantes, prendendoci per mano e guidandoci in una Mancha ideale, lasciandoci perdere tra locande, mulini, paesi arroccati e castelli dove Don Chisciotte e il suo fido e paziente scudiero Sancho Panza compiono le loro gesta in nome della bellissima Dulcinea. Nel procedere del racconto, ci perderemo nelle nostre pagine interiori, quelle più intime, quelle più segrete, dove si nasconde ciò che più ci piace, ciò che siamo davvero e ciò che forse un giorno ci siamo dimenticati.

“A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento”: la dedica scritta da Corrado d’Elia e condivisa in rete in tante lingue è il cuore dello spettacolo. Un omaggio a chi continua a sognare e trova il coraggio, ogni giorno, di inseguire i propri sogni.

Note di regia di Corrado d’Elia: la fedeltà all’impossibile

Don Chisciotte è un personaggio imprendibile. Ogni volta che tentiamo di definirlo, qualcosa ci sfugge.  E come se, per avvicinarsi davvero a lui, fosse necessario diventargli almeno un poco simili. Accettare il rischio dell'impresa, la sproporzione tra il sogno e i mezzi per realizzarlo, la possibilità reale del fallimento. In fondo, anche la creazione artistica possiede qualcosa di profondamente donchisciottesco.
Leggi le note di regia complete

Così anche noi ci abbiamo provato. Alla Corte Ospitale di Rubiera, durante una lunga residenza. Io e il mio assistente. Poco alla volta quel paesaggio emiliano ha cominciato a trasformarsi nella nostra Mancha ideale. Le strade, i campi, il fiume erano sempre gli stessi, ma noi avevamo cominciato a guardarli diversamente. La prima lezione di Don Chisciotte.
Poi un giorno abbiamo capito che ciò che stavamo cercando era già davanti a noi. Don Chisciotte e Sancho Panza eravamo noi stessi. Due uomini alle prese con un'impresa incerta, con le loro convinzioni, le loro contraddizioni, gli entusiasmi e le paure. Questa scoperta è diventata il principio della nostra drammaturgia. Non volevamo semplicemente rappresentare le avventure del cavaliere, ma raccontare il nostro incontro con lui. Lasciare che il romanzo entrasse nella nostra vita. Così il diario della residenza, gli appunti, le riflessioni, le parole dei poeti e le nostre stesse esitazioni sono diventati parte dello spettacolo.

Don Chisciotte è, prima di tutto, un uomo abitato dai libri. Ha letto così tanto, e creduto così profondamente a ciò che ha letto, da non distinguere più la letteratura dalla vita. È una condizione straordinaria e terribile insieme. Perché le storie possono illuminarci, ma possono anche ingannarci. Possono insegnarci a vedere oppure impedirci di riconoscere ciò che abbiamo davanti. Ne è nato così uno spettacolo attraversato da molte altre voci: Pessoa, Machado, Saramago, Gramsci, le canzoni di Fossati e Paolo Conte, l'utopia di Imagine, le crepe attraverso cui Leonard Cohen ci insegna a riconoscere la luce. Non sono semplici citazioni o omaggi letterari. Sono parte stessa della nostra memoria, della nostra educazione sentimentale, del modo in cui abbiamo imparato a pensare e a desiderare. In fondo siamo tutti, in misura diversa, fatti delle parole degli altri. Dei libri che abbiamo letto, delle musiche che abbiamo amato, delle immagini che hanno dato una forma ai nostri pensieri. 

Alla fine, tutto, inevitabilmente, ritorna al teatro. Alle parole di Giorgio Strehler, al suo dialogo finale con un immaginato Louis Jouvet, a quella misteriosa vocazione che ci porta a dedicare una vita intera a qualcosa di così fragile, necessario e apparentemente inutile. C'è qualcosa di eroico e di profondamente ridicolo in tutto questo. Qualcosa di tenero, di ostinato, di meravigliosamente inutile. Qualcosa che assomiglia moltissimo a Don Chisciotte.

Questo spettacolo è dedicato agli illusi, ai visionari, agli ostinati. A chi ha conosciuto la sconfitta e continua a cercare. A chi non ha smesso di interrogare il mondo e di immaginarne uno diverso.
A tutti noi che, da sempre, continuiamo a scambiare i mulini a vento per giganti. E che forse, proprio per questo, qualche volta riusciamo a vedere un po' più lontano degli altri.




Info e prenotazioni:  02.86.45.45.45 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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