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IL RITORNO DEL PICCOLO PRINCIPE

con Chiara Salvucci, Corrado d'Elia e Flavio Innocenti
scene di Chiara Salvucci 
assistente alle scene Luna Maiore
costumi Giulia Giovanelli
filmaker Alberto Sansone
tecnico luci Francesca Brancaccio
tecnico audio Gabriele Copes
produzione Compagnia Corrado d’Elia

Il Piccolo Principe, dopo tanti anni ritorna sulla Terra. Ritrova un pianeta completamente cambiato, più rumoroso, più veloce, più fragile. E scopre che l’aviatore non c’è più. Ad attenderlo, nel silenzio di un deserto che resiste al tempo, c’è suo figlio, ormai adulto, che non ha mai smesso di sperare in quell’incontro.

Il ritorno del Piccolo Principe è un testo originale di Corrado d’Elia, liberamente ispirato all’opera di Antoine de Saint-Exupéry. Non una semplice riscrittura, ma un nuovo capitolo: un racconto autonomo che dialoga con il classico più amato del Novecento e ne osserva il senso nel nostro presente. Il piccolo viaggiatore attraversa nuovi pianeti e incontra figure inedite, umane e animali, che incarnano le domande, le contraddizioni e le speranze del nostro tempo.

Il suo cammino si misura con i temi più urgenti della nostra contemporaneità, come la cura del pianeta, l’identità, il femminile, il bisogno di relazioni autentiche in un mondo dominato dalla velocità e dall’immagine. Il linguaggio delicato e immaginifico che caratterizza il racconto originale convive con un universo nuovo, in cui il piccolo principe parla anche una lingua inventata, il Dadish, eco poetica dell’infanzia e della sua innocenza senza età, dando vita a un viaggio teatrale che alterna leggerezza e profondità, ironia e commozione. Il rapporto tra il piccolo principe e il figlio dell’aviatore diventa il cuore emotivo dello spettacolo: un incontro tra passato e presente, tra memoria e desiderio, che invita a riflettere su ciò che davvero ci lega gli uni agli altri.

Questo nuovo Piccolo Principe racconta il mondo di oggi con la stessa purezza con cui il suo predecessore ci parlò ottant’anni fa, e ci invita, ancora una volta, a guardare con occhi capaci di meraviglia, perché, come ricorda la sua voce lieve, l’essenziale continua a essere invisibile agli occhi.

NOTE DI REGIA

Mettere in scena un “ritorno” del Piccolo Principe significa accettare una delicata responsabilità: non prolungare, per nostalgia o per tenerezza, un mito letterario, ma usare la sua forza d’origine come uno specchio rivolto verso di noi. Il pretesto narrativo di una continuazione, l’incontro non più con l’aviatore ma con suo figlio, nello stesso esatto punto di deserto, ci obbliga a chiederci come sia cambiato in questi anni il nostro mondo e soprattutto quale sia il modo giusto per
guardarlo.

Il Piccolo Principe non quindi come figura dell’infanzia, ma come principio assoluto di sguardo: un gesto poetico che riveli il mondo contemporaneo con radicale limpidezza, mettendone in luce le sue idiosincrasie, le sue devianze, le sue forzature, la sua incapacità di custodire lentezza, silenzio e relazioni autentiche. Un po’ come accade nel Pinocchio di Manganelli, dove la figura apparentemente infantile diventa invece una lente critica e una postura dello spirito.

In questo senso, Il ritorno del Piccolo Principe, pur restando accessibile a tutti, non è uno spettacolo per ragazzi. È teatro per adulti, che i ragazzi possono abitare. I più piccoli seguiranno il filo del racconto, del viaggio, della lingua inventata; gli adulti, se accetteranno il gioco, saranno chiamati a un esercizio più esigente: riconoscersi, con onestà, negli eccessi, nelle paure e nellefragilità dei  personaggi incontrati lungo il cammino.

In un tempo in cui il linguaggio pubblico viene spesso alleggerito, gonfiato, reso volatile e privo di peso, il Dadish, la lingua inventata che attraversa il testo, diventa una resistenza silenziosa. È la prova che le parole possono ancora essere un luogo da abitare, capaci di custodire e raccontare ciò che abbiamo dentro con una sincerità che la lingua quotidiana sembra aver smarrito.

Al centro resta il tema della relazione: quel fragile equilibrio che oggi, più di ieri, rischiamo di sacrificare alla velocità, all’efficienza, alla paura di fermarci. Una relazione che non è possesso né compensazione, ma scelta quotidiana di vicinanza, esercizio di attenzione, responsabilità verso l’altro. È forse uno dei problemi più profondi dei nostri giorni: confondere la connessione con l’incontro, la presenza con l’esposizione, la parola con il rumore. Questo spettacolo prova allora a fare ciò che il Piccolo Principe ci chiede da sempre: rallentare lo sguardo, restituire peso alle parole, ridare spazio al silenzio e ritrovare il coraggio di vedere. Nel deserto che attraversa la scena, quel vuoto fertile e necessario, non raccontiamo soltanto il viaggio di un personaggio, ma il nostro: un cammino fragile e ostinato verso ciò che conta davvero, verso ciò che resta, verso ciò che ci tiene umani.

(Corrado d’Elia)

Quando:
10 - 21 dicembre 2025

TEATRO LITTA
Corso Magenta 24, Milano (M2 Cadorna)

Biglietteria:
tel. 02 86.45.45.45
mail. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


DICONO DI NOI
M.S. 
Uno spettacolo unico e profondo. È stato semplicemente bello lasciarsi emozionare dalla pura verità. Avete trasmesso la vostra anima ma avete accolto anche quella che c’era di noi che eravamo tra il pubblico. Ma il vostro viaggio è importante. Grazie di cuore per portare la vostra luce arrivata fin qui! Complimenti!!!  

S.S.
Grazie: è stata una emozione unica! Ci avete fatto sorridere, commuovere, pensare: quello che deve fare il teatro, Insomma. E Saint -Exupery stesso, io credo, sarebbe venuto a stringervi la mano per congratularsi con voi.

E.K.
Mi avete emozionata

R.R.
Emozione palpabile... ancora una volta grazie.  

E.S.
Cico Cico... Poesia pura! Grazie infinite.